Il Carnevale di Venezia: da ricorrenza storica veneziana a evento mondiale

La lungimirante Serenissima concedeva al popolo questo periodo festoso dell’anno per azzerare le differenze sociali tra nobiltà e popolazione e per permettere a tutti di svagarsi in piena libertà, stemperando ogni tensione sociale dandosi alle trasgressioni e alle rappresentazioni figurate di vittorie e conquiste.

Nel tempo questo appuntamento ha perso sempre più i suoi connotati originari per diventare un’attrazione turistica.

I primi carnevali veneziani si svolsero nell’anno 1000 e assunsero la connotazione che li renderà famosi in tutto il mondo nel 1200. Da lì in poi il Carnevale è sempre rimasto in auge presso i Veneziani e rinomato anche all’estero. Il Carnevale veneziano era più lungo di quello delle altre città e in quel periodo i Veneziani lasciavano da parte ogni occupazione abituale per dedicarsi totalmente ai divertimenti. Nei campi principali, lungo la Riva degli Schiavoni e in Piazza San Marco venivano costruiti dei palchi dove la gente potesse accorrere per ammirare le esibizioni dei giocolieri, dei saltimbanchi, degli animali danzanti e degli acrobati.L’enorme voglia di festa comportava un frastuono di musiche provenienti da trombe, pifferi e tamburi, un viavai di ambulanti con frutta, castagne, frittelle e dolci di ogni tipo, spacciati come francesi o provenienti da altri paesi esotici. Per tre giorni e tre notti la corte del Fondaco dei Tedeschi era aperta per balli pubblici dove chiunque poteva folleggiare, mascherato come voleva o semplicemente indossando un mantello nero, il tabarro, e sul viso la maschera nera, la bauta. Dietro questo camuffamento patrizi e dame si mescolavano al popolo per darsi alla pazza gioia. Ecco la sottile strategia della Serenissima per concedere una trasgressione e una liberazione utile a tutti per stemperare tensioni e malesseri.

I giorni più intensi erano quelli tra il giovedì grasso e il martedì grasso, i sette giorni grassi che precedevano il periodo magro e di purificazione della Quaresima: occasione per darsi ai cibi più nutrienti e grassi prima dei successivi 40 giorni di purificazione. In questi giorni di sfogo frenetico un’attrazione speciale era il Volo della colombina: un’acrobata scendeva con delle corde dal campanile di San Marco fino alla loggia del Palazzo Ducale, spargendo fiori per rendere omaggio al Doge. Con il tempo l’acrobata venne sostituita da una grande colomba in legno che durante la discesa spargeva fiori e coriandoli sopra alla folla. Altre attrazioni erano le Forze d’Ercole, vere torri umane create grazie a un enorme sforzo muscolare, e la Macchina dei fuochi, pericolosa turbina di fuochi d’artificio che metteva in pericolo la gente vicina. Il giovedì grasso determinava inoltre l’immolazione di tori, origine del detto “tagliar la testa al toro”.Negli annali della storia di Venezia si riportano spettacolari sfilate di carri con nobiluomini vestiti a festa, stupefacenti sfarzi e rappresentazioni che riprovano l’importanza e la grandiosità della festa.

Nel 1789, alla caduta della Serenissima Repubblica, piano piano scomparve anche il suo meraviglioso Carnevale, malvisto dagli Austriaci e dai Francesi. La tradizione del Carnevale rimase però nelle isole, specialmente a Burano, dove si continuò a festeggiarlo. Fu alla fine del 1970 che dei privati, assieme ad alcune associazioni civiche, si impegnarono a farlo rivivere e dopo soli nove anni, nel 1979, esso riprese con un nutrito programma di manifestazioni atte a coinvolgere l’intera popolazione. Negli anni successivi il Carnevale si fece sempre più grande, con facoltosi sponsor, e richiamò folle di curiosi da tutto il mondo, con migliaia di maschere in festa che occupavano pacificamente la città.

La festa è diventata cosmopolita fino a emarginare gli stessi cittadini, che oggi ne sono quasi totalmente estranei, e si è trasformata nel Carnevale “per gli altri”, in pratica una semplice attrazione turistica, sebbene estremamente coinvolgente.

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